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Storia delle racchette da neve “ciaspole”

Vivere slow la Montagna è una questione di mentalità, anzi no, di racchetta. Per essere precisi infatti, la passeggiata con le ciaspole, o ciaspolata, è un’attività di conoscenza e godimento delle altezze che ha permesso agli appassionati della Montagna, non sciatori, di frequentarla anche in inverno.

Il termine “ciaspole”, è un vocabolo del dialetto della Val di Non, Trentino, entrato a far parte del linguaggio comune grazie al successo della gara “La Ciaspolada”. A conferma della diffusione della parola, l’edizione aggiornata del “Devoto-Oli”, il più celebre tra i dizionari della lingua italiana, accoglie nella ristampa del 2012 il termine “ciaspola”.

Ma le ciaspole hanno una storia antica. Le prime racchette da neve compaiono circa 6.000 a.C.. A farne uso sono i popoli delle zone fredde dell’Asia, Canada e America settentrionale, cacciatori, contadini, boscaioli, viaggiatori, esploratori e militari. Le racchette da neve si usano per muoversi in ambiente invernale aumentando la superficie di galleggiamento e aiutando a non sprofondare nella neve. Per questo l’uomo se ne è spesso servito, per condurre le proprie attività e per rispondere alle esigenze primarie di sostentamento. Alcune fonti – un antico testo greco di Senofonte – documentano l’uso di strumenti simili alle ciaspole anche da parte dei greci, che se ne servirono durante l’attraversamento dei monti innevati dell’Armenia nel IV secolo a.C.. Molti altri sono i casi più o meno celebri. Sembra che le armate britanniche le abbiano usate durante la Guerra di indipendenza americana nella provincia del Quebec tra il 1775 e il 1781. L’alpinista e cacciatore di camosci Jacques Balmat, come prova il famoso bivacco al Grand Plateau, le adopera per prepararsi alla prima salita del Monte Bianco, che conquista a 24 anni nel 1786. Probabilmente se ne servì il Duca degli Abruzzi nel 1897 per raggiungere la cima del monte Sant’Elia, la seconda vetta d’Alaska. E nel 1888 l’esploratore e scienziato Fridtjof Nansen le utilizza assieme agli sci per la traversata a piedi della Groenlandia. Modelli abbastanza perfezionati di racchetta da neve compaiono anche nella corsa all’oro, quando, a fine Ottocento, i cercatori battevano i territori del Nord America alla ricerca del metallo prezioso. Come dimenticare in proposito l’immaginario alimentato da Jack London, il romanziere statunitense autore di “Zanna Bianca”, che amava narrare le imprese dei cercatori del Klondike, nei cui racconti, ripresi dai classici cinematografici del Novecento, gli uomini si spostano sulla neve con le racchette ai piedi. Più recentemente, tra gli eserciti che fecero largo uso delle ciaspole vi furono anche gli alpini nella prima guerra mondiale. E quasi cinquant’anni fa, nel 1965, per portare a compimento la via diretta in solitaria in invernale della parete Nord del Cervino, l’alpinista Walter Bonatti le utilizza in discesa, ai piedi della montagna, per il rientro dalla scalata. Insomma con un paio di racchette ai piedi può capitare di arrivare molto lontano.

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